Faenza ha dato il nome alla faïence in mezza Europa, Deruta ha reso celebri i suoi lustri dorati e le sue grottesche. Dietro la bellezza di queste ceramiche c'è una tecnica precisa, codificata nei secoli e ancora praticata nelle botteghe: un corpo in terraglia, uno smalto bianco e coprente, colori dipinti direttamente sullo smalto crudo. Proviamo a capire come funziona e come avvicinarsi a questa tradizione.
Che cos'è la maiolica
Tecnicamente la maiolica è una terraglia rivestita di smalto stannifero, cioè uno smalto reso bianco e opaco dall'ossido di stagno. Questo rivestimento nasconde il colore rosato o giallino del corpo e diventa una superficie perfetta per la pittura, simile a un foglio di carta.
La tecnica arrivò in Italia attraverso i commerci con la Spagna e il mondo islamico; il nome stesso deriva probabilmente da Maiorca, scalo delle navi che portavano quelle ceramiche. Tra il Quattrocento e il Cinquecento le botteghe di Faenza, Deruta, Montelupo, Casteldurante e Urbino la portarono a livelli straordinari.

Il processo tradizionale in quattro fasi
Il pezzo foggiato in terraglia viene cotto una prima volta, intorno ai 980–1000 °C, per ottenere il biscotto. Poi si immerge nello smalto stannifero, che asciuga in pochi secondi lasciando una superficie polverosa e delicata. A questo punto il decoratore dipinge con i colori direttamente sullo smalto crudo: ogni pennellata viene assorbita immediatamente e non si può correggere.
La seconda cottura, a una temperatura spesso uguale o leggermente inferiore a quella del biscotto, fonde smalto e colori insieme. I pigmenti affondano nel bianco e acquistano quella morbidezza tipica, con contorni leggermente sfumati, che distingue la maiolica dalla decorazione su smalto già cotto.
La tavolozza a gran fuoco
I colori tradizionali della maiolica sono detti a gran fuoco perché resistono alla temperatura della cottura dello smalto. Sono cinque: il blu di cobalto, il verde di rame, il giallo e l'arancio a base di antimonio e ferro, il bruno-violaceo di manganese. Con questa tavolozza limitata le botteghe hanno creato un'infinità di motivi.
Faenza è celebre per lo stile compendiario del Cinquecento, con decori rapidi ed essenziali su ampie superfici bianche, e per i motivi a occhio di penna di pavone e le foglie gotiche. Deruta ha legato il suo nome ai lustri metallici dorati e rubino, ottenuti con una terza cottura in riduzione, e alle grottesche, fitte decorazioni ispirate alle pitture antiche.
Nella maiolica il bianco non è uno sfondo: è la luce su cui il colore si appoggia.

Faenza e Deruta a confronto
| Aspetto | Faenza | Deruta |
|---|---|---|
| Territorio | Romagna, provincia di Ravenna | Umbria, provincia di Perugia |
| Stili storici | Occhio di pavone, bianchi compendiari | Grottesche, raffaellesco, lustri |
| Tecnica simbolo | Smalto bianco con decoro essenziale | Lustro metallico in terza cottura |
| Palette dominante | Blu, giallo, bianco ampio | Blu, giallo, arancio, oro |
| Oggi | Botteghe, scuole e un museo internazionale | Laboratori artigiani e produzione diffusa |

Conoscere la tradizione dal vivo
Nessun libro sostituisce l'esperienza di vedere i pezzi da vicino. A Faenza il Museo Internazionale delle Ceramiche conserva una collezione che va dall'antichità alla ceramica contemporanea, e il centro storico è punteggiato di botteghe dove si può osservare il lavoro dei decoratori. Anche Deruta ospita un museo dedicato alla propria produzione, oltre a numerosi laboratori lungo le vie principali.
Durante la visita osserva i retri dei piatti, dove lo smalto è più sottile e si intravede il corpo, le zone dove il colore si è sfumato in cottura e le piccole imperfezioni del pennello: raccontano la tecnica meglio di qualsiasi descrizione. Porta un taccuino e prova a ridisegnare un motivo semplice, come una foglia gotica o una palmetta: è il primo esercizio che si fa in bottega.
Provare la maiolica nel proprio laboratorio
Non servono attrezzature speciali: un forno che raggiunga i 1050 °C, una terraglia di buona qualità e uno smalto bianco coprente per terraglia. Oggi esistono smalti opacizzati con silicato di zirconio al posto dello stagno, più economici e con un bianco leggermente più freddo; per un risultato vicino a quello storico vale la pena cercare uno smalto stannifero.
Prepara i colori mescolando i pigmenti con poca acqua e un pizzico di fritta, prova lo spessore sulle piastrelle e ricorda che il colore da crudo è spesso molto diverso da quello cotto: il blu appare grigio, il giallo quasi invisibile. Cuoci con una salita regolare e un mantenimento breve, lasciando che smalto e colore si fondano con calma.
- Biscotto ben pulito dalla polvere prima di smaltare
- Smalto mescolato e setacciato, densità costante
- Disegno preparatorio trasferito con lo spolvero a carboncino
- Colori provati su una piastrella della stessa infornata
- Fondo del pezzo pulito dallo smalto prima della cottura
Domande frequenti
La maiolica è adatta all'uso quotidiano?
Sì, con qualche attenzione: il corpo in terraglia è meno resistente del gres e una scheggiatura dello smalto espone la parte porosa. Meglio lavare a mano e usare smalti certificati per alimenti.
Che cos'è lo spolvero?
È una tecnica di trasferimento del disegno: si fora il contorno su un foglio di carta, lo si appoggia sul pezzo smaltato e lo si tampona con un sacchetto di carbone in polvere, che passa attraverso i fori.
Si possono visitare le botteghe di Faenza e Deruta?
In entrambe le città molte botteghe accolgono i visitatori e alcune organizzano corsi brevi. Conviene contattarle in anticipo, soprattutto nei periodi di fiere e mostre.
Torna all'archivio degli articoli · Altro in Smalti e cottura



